Italiani a Parigi

Cambiare, partire, viaggiare, trasferirsi.

 

Parigi è il Player, l’AVI e l’MP3 della nostra vita, noi, spettatori del nostro stesso spettacolo, aggiungiamo soltanto una voce, una voce fuori campo, una voce in Italiano.

Place d’Italie[Irene: Accogliamo con piacere questo interessantissimo spunto di riflessione che ci arriva dal nostro caro amico Ciccio. Un articolo che da voce ai pensieri di molti Italiani a Parigi... e credo anche di molti Italiani in Italia o nel mondo. Buona lettura e Buon 2010 ! ] Cara Redazione di Italiani a Parigi,vi faccio i complimenti per il vostro blog e per lo spirito interessante e simpatico della vostra iniziativa. Mi piacerebbe contribuire al vostro blog con un articolo breve ma che pone un interrogativo assai inquietante: Perché migliaia d’italiani giovani e meno giovani (ricercatori universitari, fotografi, architetti, artisti, ingegneri, economisti, pizzaioli, commercianti, scrittori, cantanti ect.) preferiscono abitare a Parigi dove la gente è spesso un po’ fredda, dove i camerieri sono ignoranti e sgarbati, dove una pizza la mangi se firmi due cambiali da 100 euro, dove la burocrazia è assai lenta e complicata tanto da fare invidia a quella italiana? Perché queste persone hanno avuto il bisogno di prendere le valigie e lasciare il Belpaese, dove sole, mare, arte e buon mangiare abbondano?La triste risposta è che l’Italia è diventata un posto dove chi pensa con la propria testa, chi ha voglia di proporre idee nuove, chi crede nel merito, chi non vuole vendersi ad un partito, chi vuol far cambiare le cose è visto come un elemento di disturbo per un sistema politico e sociale statico e autoreferenziale che tenta in ogni modo di riprodursi tramite privilegi e clientelismi vari.Al contrario di quanto vanno cantando gli antiberlusconiani di turno, questa tipo di logica pervade l’intera società e tutto lo spettro politico da destra a sinistra senza alcuna distinzione. Guardando all’Italia di oggi ( ed anche a quella di dieci anni fa che lasciai per andare a studiare in Gran-Bretagna per un anno e fare il famoso progetto Erasmus!) si ha un sentimento di impotenza che scaturisce dall’inesistenza di una qualsiasi reale alternativa alle valigie. Personalmente ho quasi l’impressione che si possa fare di piu’ per l’Italia stando all’estero!La Francia non si puo’ certo paragonare agli Stati Uniti dove ancora esiste il mito del “self-made man” che da spazzino è diventato proprietario di una catena di Fast-food e gira in Ferrari. Ma non si puo’neanche paragonare all’inferno dell’Italia dove un Laureato con Master fatto all’estero, una specializzazione e due lingue straniere parlate fluentemente si vede proporre un posto da precario in un call-center grazie ad uno zio amico dell’Assessore del Partito X.Senza avere velleità da analisi politologiche sofisticate, mi permetto di pensare che la Francia rappresenta per me e forse per molti altri il giusto mezzo fra questi due opposti estremi: un posto dove si vive e mangia ancora bene e dove se hai un cervello che funziona, anche se con qualche difficoltà magari dura, si puo’ avere la “chance” di vedere riconosciuti i propri meriti e le proprie qualità in modo da fare un lavoro interessante che sia pagato decentemente.Purtroppo chi pensa che la soluzione di tutti i mali in Italia si riduca alla cacciata di Berlusconi si sbaglia di grosso. Basta leggere il buon vecchio Dante: Ahi serva Italia, di dolore ostello,nave sanza nocchiere in gran tempesta,non donna di province, ma bordello(Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI)

[Foto : Nasty, Sans Titre (Place d'Italie), 2007]

4 commenti per “Ma i giovani italiani dove sono ?”

  1. Ciao,
    eccomi “nuovo” tra voi espatriati compatrioti. Perché ho lasciato l’Italia per il “rifugio” francese? Beh, lavorare a nero dall’età di 19 anni in ristoranti, pub, gelaterie, persino alle poste, per poi ritrovarmi a 22 anni a lavorare ancora illegalmente in un ennesimo ristorante, cominciava a starmi un po’ stretto. La vita qui è più cara, è vero, soprattutto per quanto riguarda gli affitti. Tuttavia non sono d’accordo con te nella critica alla burocrazia francese: è lenta, si, forse come quella italiana, ma funziona!. Credo che non abbia mai dovuto fornire tanti fogli in vita mia. Oggi, senza nemmeno volerlo, mi ritrovo con una serie di servizi, quasi imposti dallo stato francese, che mi aiutano a vivere e a gestirmi in modo più semplice. Sicuramente non tutto è perfetto, ma credo che un giovane che abbia voglia di formarsi e lavorare in un campo ben specifico, qui, trova il suo spazio. Può realizzarsi. In Italia oramai cosa ci resta? Un lavoro trovato tramite raccomandazioni? E chi non ne ha? Mettersi in proprio e fare i conti con le tasse? Per non parlare, poi, del centro-sud con l’”altra tassa” da pagare. Come può un giovane, in queste condizioni, mettere su una famiglia? Si fanno tanti sacrifici per ottenere una laurea, con tasse che arrivano fino ai 1200 euro annui, persino nelle piccole università. In Francia il costo medio di una laurea triennale è di 500 euro l’anno, dopo la quale, hai una reale possibilità trovare lavoro. E vorrei aggiungere che io non ho una laurea, ma per la prima volta nella mia vita ho un contratto di lavoro di un anno con possibili sviluppi in contratto a tempo indeterminato. Amo la mia l’Italia e non posso negarlo, ma purtroppo mi sento costretto ad affermare che oramai “l’Italia è solo un bel paese”.

    Giacomo

  2. Ragazzi, per rincarare la dose mi permetto di aggiungere questo:
    ieri ho saputo che un’amica è stata assunta in CDI (contratto a tempo indeterminato) al 5 mese di gravidanza. Neanche puo’ nasconderlo perché si vede il pancione…
    No dico, in Italia non si è mai vista una cosa del genere! e tanto meno adesso… O sbaglio?
    Amaramente, ma ancora una volta devo ammettere: VIVE LA FRANCE …

    Irene

  3. Pare che molti giovani italiani siano a Belleville…
    http://www.bekafilms.it/blogs/belleville-italia/

    Irene

  4. [...] Roberto Siamo tutti ragazzi e ragazze della tua età, che vivono lontano (ma non troppo…) dall’Italia, per i motivi che tu conosci bene e che magistralmente descrivi nei tuoi libri, articoli e [...]

    Lettera a Roberto Saviano, in occasione del suo spettacolo a Parigi

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