Farsi la coda per l’Opera di Parigi

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Opéra de Paris

[Irene: Oggi diamo il benvenuto a Cinzia, Italiana a Parigi per ora solo "a tempo parziale", ed alle sue avventure di fine anno... Buona lettura e grazie Cinzia per questo divertente racconto di vita vissuta! ]

No, non si tratta di un’audizione in cui ti richiedono i capelli raccolti. Non si tratta nemmeno di un’acconciatura speciale per attendere la première di uno spettacolo. Lo scenario è diverso: ballerine (sì, ma solo ai piedi per stare comode), borsa con gli abiti e le scarpe di ricambio, thermos, panini, libro e/o auricolari, orologio: ecco la fila nella sala d’attesa della biglietteria per l’Opera di Parigi.I candidati devono avere caratteristiche ben precise:

  • il pomeriggio libero
  • attento spirito d’osservazione
  • memoria fotografica
  • avere un orologio preciso
  • tanta, tanta pazienza
  • esser disposti allo spirito di sacrificio
  • sapersi sedersi per terra
  • avere una vescica resistente
  • avere un innato senso dell’umorismo e/o soffrire di miopia

Analizziamo nel dettaglio le diverse qualità del futuro possibile spettatore.


 

Premessa (molto positiva): l’Opera di Parigi, circa un’ora e mezza prima della rappresentazione, rimette in vendita i biglietti ritornati (prezzi vari, dipende dalla posizione) e assegna i posti del loggione (costi davvero competitivi, all’incirca dai 5 ai 10 €).
Conseguenza (abbastanza negativa): i biglietti sono un numero finito; le persone che vorrebbero accaparrarseli sono invece un numero indefinito! E poiché vige la regola del “chi prima arriva, prima alloggia”, vi sarà ora chiaro quali sono le abilità del perfetto mietitore di code.

  • Qualità 1: il pomeriggio libero

Lo spettacolo solitamente inizia alle 19:30. La biglietteria apre alle 18:00. A cosa vi serve, penserete, tutto il pomeriggio? Considerando che per essere tra i primi bisogna arrivare verso le 14:30, vi rendete presto conto quale sia il tempo di attesa medio per ottenere i biglietti. Arrivare verso le 17:00 significa rischiare di entrare sì, ma nel secondo tempo, poiché non sono ammessi ingressi in ritardo e, vi assicuro, in questo i parigini sono molto ligi.

  • Qualità 2: attento spirito d’osservazione

L’aspirante uomo/donna da coda, deve osservare con cura chi arriva, come si muove, quante persone ha con sé, se si dà il cambio, se rinuncia o fa solo finta, se si assenta per una pausa caffé ma poi ritorna e rioccupa il suo posto in fila… È fondamentale per calcolare i biglietti rimanenti, poiché inoltre ogni persona ne può acquistare un massimo di due.

  • Qualità 3: memoria fotografica.

Questa dote va sicuramente congiunta con la precedente. Suggerisco, per farvi notare fin da subito, specie se occupate un posto favorevole nella coda, di utilizzare un cappello o un accessorio ben distinguibile tra la folla. In questo modo tutti si ricorderanno di voi e voi vi ricorderete chi sta prima e chi sta dopo, se adotterete lo stesso sistema per memorizzare i volti. Per esempio, io avevo una bella piuma fuxia tra i capelli e un cappotto viola adornato di voluminoso pelo (fake!) rosa camelia. Diciamo che ero facilmente riconoscibile… tant’è che non ho potuto fare il mio turno di pausa perché l’improvviso avvento di facce amiche ma estranee al primo turno di coda (eh, sì, ci eravamo organizzati in turni!) rischiava di scatenare l’ira funesta degli agguerriti sfidanti… C’era persino una bionda signora americana che passava in rassegna i “ranghi” osservando tutte le facce da vicino, nello sforzo di fare un adeguato esercizio mnemonico.

  • Qualità 4: avere un orologio preciso, rigorosamente regolato con il timer della biglietteria.

Il senso del tempo è essenziale in questi frangenti. Un minuto all’inizio dello spettacolo e saprete che il vostro biglietto vale metà performance… perché non farete in tempo a fare la corsa verso l’altra parte dello stabile.

  • Qualità 5: tanta, tanta pazienza

Pazienza per aspettare, pazienza per ascoltare le vecchiette che litigano per il posto “io non ti ho vista, quindi non c’eri in fila”, pazienza per aspettare, pazienza per l’uomo che è il marito della signora che prima non c’era e poi torna con la crêpe, pazienza per aspettare, pazienza per quella dietro che si finge ammalata e decide che sarà la prima o al massimo la seconda, pazienza per aspettare, pazienza per il proprio turno e, finalmente, pazienza perché hanno finito i biglietti proprio con la persona prima di te! Ma non demordete… la prima volta anche a me è andata così, ma la seconda sono entrata con successo e vi assicuro che ne è valsa tutta la pena, anzi tutta la pazienza!

  • Qualità 6: esser disposti allo spirito di sacrificio

Sicuramente una vocazione ci deve essere, per attendere in pia penitenza tante ore, - senza cibo (chi lo sa, si porta la scorta da casa: ho assistito a déjeuner sur le couloir, forniti di thermos caldo, ciambelle, muffins, biscotti, miele e zuccheri vari), - senza libro da leggere, senza musica o senza amici con cui condividere l’attesa (io per fortuna avevo gli amici ma tutti ci eravamo dimenticati il libro a casa, nonostante fosse tra i promemoria del giorno!)- senza uno specchio per potersi cambiare d’abito, pettinare e mettere i tacchi alti (tutti ben stipati nella borsa modello shopping da grandi saldi).

  • Qualità 7: sapersi sedersi per terra

Questa, dopo tante ore, diventa una scelta d’obbligo. Non aspettatevi una fila all’inglese, quanto piuttosto un vero e proprio confuso sit-in. Lo sgabello portatile proprio non entrava in borsa essendoci già i sandali-trampolo di Prada (presi in saldo e mai messi, ma finalmente c’è l’occasione giusta!)

  • Qualità 8: avere una vescica resistente.

La toilette? Sì, ce ne deve essere una dall’altra parte dell’edificio, ma al momento non vi è accesso… Bene, o spiate prima dove conducono delle insignificanti porte senza indicazione, o contate sulla gentilezza della maschera o… resistete fino alla fine (sempre per via della qualità 6 sopra descritta).

  • Qualità 9: avere un innato senso dell’umorismo e/o soffrire di miopia.

Bene, dopo aver superato tutte le prove, aver ottenuto il vostro biglietto a 7 €, aver sbaragliato gli avversari con onore, vi dirigete imperiosi verso i posti che vi hanno assegnato. Con orgoglio mostrate quel pezzetto di carta bianco che vi dà accesso all’imponente scalinata illuminata da candele, lo porgete all’uomo in divisa davanti e voi e distrattamente leggete il biglietto di cui eravate così orgogliosi: lo rileggete anche perché non siete sicuri ma c’è proprio scritto sul billet places sans visibilité! In più il luogo è “stalles”. È proprio il caso di dirlo, dalle stelle alle… stalles!!!

Ma non preoccupatevi troppo, io ci sono stata e anche se da lontano (molto lontano), un po’ piegata in avanti e in piedi per una parte dello spettacolo, sono riuscita a vedere (e non solo immaginare!) i Balletti Russi, mi sono divertita moltissimo e ho davvero apprezzato la mia tipica giornata parigina!

À bientôt.

Cinzia 
[Foto: Opéra de Paris]

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Posted on by Redazione Parigi in Arte e Spettacolo, Curiosità, Opera, Turismo, Varie, Weekend

4 Responses to Farsi la coda per l’Opera di Parigi

  1. Irene

    Cinzia! Complimenti soprattutto per lo spirito di sacrificio... :)

  2. Fabrizio

    porto come conferma quest'esperienza di vita vissuta: tentativo di acquistare i biglietti su internet, no limitazioni di budget, apertura biglietteria online ore 9h00, alle 10h00 i biglietti erano già non più disponibili! :o (
    e poi dice che uno si butta à (l'Opéra de) Massy...

  3. ale

    Grazie Cinzia per l'utile post.
    Solo, la domanda che continuo a pormi a Parigi: perché bisogna continuamente SOFFRIRE? Tutto é stretto, scomodo o sporco. Nel caso non lo sia, tutto é caro. Delle volte é caro ma é anche stretto, poi.
    Va bene l'Opera, ma io a Milano a teatro ci andavo bella vestita a profumata, con l'auto nel posteggio vicino al teatro, i miei bei biglietti pagati 20/25 euro al massimo e la serenità nel cuore.
    Un caro saluto e un CORAGGIO a tutti noi expat a parigi

  4. Claudio

    Brava, hai capito tutto delle code all'Opéra! Anch'io ne feci tante anni fa (e pure di notte (!) per l'apertura della biglietteria dell'indomani mattina. A furia, conoscevo anche i numeri dei palchi "buoni", nonché l'ubicazione precisa della seggiola che consentiva di scorgere metà, tre quarti o addirittura tutto il palcoscenico!! Vezzi e vizi dei teatri "all'italiana"!! Pero' che bei ricordi...!

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