I “Regolatori di flusso” parigini

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RER

Dopo essere stata aggredita da un taxista parigino perché avevo provato a bere dell’acqua nel suo taxi – non sia mai che gli sporchi di acqua gli interni in sintetico!- arrivo alla stazione della RER B di Gare du Nord.

 Per chi se ne intendesse poco di trasporti pubblici parigini, la linea B della RER è quella che collega i due aeroporti tra loro e con il centro della città. Ne immaginate l’importanza e l’affluenza. Direttamente proporzionali al numero di scioperi (ah, la grève!) e di ritardi.

Ma ora va meglio.

La RATP – Régie Autonome Transports Parisiens - ha messo degli speakers per gli annunci di ritardo che sembra di essere alle gallerie Lafayette quando ti annunciano che al reparto donna c’è uno sconto del 5% su tutta la lingerie. E come se non bastasse, si è inventata i “regolatori di flusso“. Che detto così potrebbe essere un nuovo tipo di assorbente interno. E invece no. Ovvero, magari fosse stato quello, sarebbe stato forse più utile! I regolatori di flusso che mi son trovata davanti, più che regolare il flusso del traffico umano in direzione dei treni come suppongo dovrebbe essere, stavano facendo capannello proprio davanti alle porte del treno. Ovvero tra me ed un’altra persona con valigia e le porte con gradino del treno. Effetto tampax, in effetti. Nelle loro blusette azzurre con scritta “regolatore di flusso - RER B, ça bouge” impedivano al flusso uscente di uscire… Rompendo le scatole a chi cercava di entrare… ho seri dubbi siano pagati per fare questo ma vabbé. Meglio che si guadagnino le ricariche per il telefonino così piuttosto che vadano a rubare, direbbe una vecchietta che conosco.

Ma non finisce qua!

Tra un sms ed una risata, guardano senza dire nulla me e l’altro bagagliomunito salire finalmente sul treno che sarebbe dovuto essere per l’aeroporto, … Ma sarebbe stato troppo semplice se lo fosse stato veramente … La voce del comandante di bordo ci annuncia appena trovo posto a sedere che, nonostante i cartelli indichino “a destinazione dell’aeroporto CDG“, il presente treno è a destinazione di Vattelappesca sur Marne. E i tre tampax all’ingresso non potevano dircelo prima che trascinassimo i nostri kg di materia inerte sul vagone della speranza?! Aspetto il treno seguente. Scartata definitivamente la speranza di una qualsiasi proattività da parte dei tre regolatori, mi faccio avanti e chiedo se questo treno vada effettivamente all’aeroporto. Siccome poi io sono una di quelle brave italiane tendenzialmente sempre in ritardo, non è che avessi poi tutto sto margine di tempo per potermi permettere un giro a Vattelappesca sur Marne prima del check in. Insomma avrei gradito che il treno fosse effettivamente a destinazione del mio volo per Venezia. “Certo signorina questo è per l’aeroporto”.

Perfetto.

Peccato che, tempo di mangiare una pera che mi ero messa in tasca alla partenza e di mandare un paio di SMS, il treno si fermi ad una stazione più o meno a metà tra la Gare du nord e l’aeroporto. Voce sempre meno suadente che annuncia ai gentili telespettatori che il treno, malgrado ciò che era stato precedentemente annunciato, non avrà come terminus (capolinea) il famoso e tanto ambito aeroporto, bensì si fermerà li e non proseguirà oltre. Fine corsa. The end. Ritenti sarà più fortunato.

Ci troviamo allora in molti a cercare di capire come prendere – o meglio come non perdere- i nostri rispettivi aerei in tempo. Ebbene, nessun regolatore di flusso ad attenderci sui gelidi binari del paesino in questione, ma una voce metallica a dirci che per un problema ad un viaggiatore il traffico sulla linea per l’aeroporto è interrotto. Leggi: un altro suicidio. Ma voglio dire: ti devi suicidare proprio a 1h dalla chiusura del mio check in?!

Comunque grazie a Dio nel giro di un quarto d’ora l’efficienza francese era tornata a funzionare, senza regolatori di flusso ma con dei capotreno normalissimi, che ci indicavano che se non fossimo riusciti ad entrare nel primo treno per l’aeroporto ce ne sarebbe stato un’altro “juste derrière“, appena dietro.

Beh, dati i precedenti e la forte probabilità di prendersela nel “derrière“, nessuno di noi si è fatto ammaliare dalla possibilità di trovare posto a sedere nel prossimo treno e siamo tutti corsi a giocare alle sardine nel primo treno utile.

Per fortuna che il treno era utile, perché sull’utilità dei regolatori di flusso…

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Posted on by Irene in Curiosità, Trasporti, Turismo, Varie

3 Responses to I “Regolatori di flusso” parigini

  1. antonio

    Buonasera a tutti….chiedo subito scusa se la sessione sulla quale scrivo magari non e’ quella corretta, ma avrei bisogno di alcune informazioni preliminari per un eventuale trasferimento a Parigi.
    Mi chiamo Antonio ho 32 anni, laureato in Lettere e da circa 10 anni lavoro nel mondo della gdo, supermercati per intenderci. Sposato, mia moglie e’ un’infermiera, e stavamo accarezzando da diverso tempo l’idea di trasferirci nella capitale francese. Ovviamente la prima proccupazione e quella lavorativa…qualcuno di voi mi sa dire se esistono delle possibilita’ d’impiego per chi ha un profilo come il nostro? Nel mio caso, secondo voi sarebbe meglio concentrare le ricerche su qualcosa di affine al mio titolo di studi e alla lingua visto che sarei un “madrelingua” italiano o concentrarsi ancora una volta sul mondo dei supermercati? E per mia moglie esisterebbe la possibilita’ di lavorare come infermiera in qualche ospedale o casa di cura?
    In questo caso avete dei riferimenti per quanto riguarda le retribuzioni?
    Senza dubbio sono tantissime le cose da sapere…come fare per trovare un alloggio, documenti e autorizzazioni varie e tanto altro…ma partiamo per il momento dalla questione lavoro….
    Vi chiedo un aiuto….sentitevi liberi di suggerirmi ciò che ritenete più opportuno….

  2. Pingback: La città sotto la città: le meraviglie nascoste del metrò di Parigi

  3. Franco

    Sembra il treno della linea Roma - Napoli. Solo che li manca l'efficienza francese che in un quarto d'ora fa ripartire il treno. Quanto ai suicidi sulla linea ferroviaria confesso che anche io sono diventato alquanto cinico.

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