La città sotto la città: le meraviglie nascoste del metrò di Parigi

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Metro Paris

[ Ringrazio Camilla per averci inviato questo interessante articolo sulla metropolitana di Parigi, che da oggi in poi vedro' in modo diverso ! Buona lettura, Irene ]  

Diversi personaggi popolano la metropolitana di Parigi, si sfiorano e si scontrano ogni giorno lungo i 214 km che scorrono sotto la superficie della città. Innanzitutto i topi, piccoli o grandi, che scorrazzano sui binari e ahimè talvolta anche nei corridoi e dietro alle panchine, alla ricerca di resti di cibo da arraffare. I clochards o SDF, termini politically correct per definire tutte le persone senza fissa dimora che si rifugiano nel ventre caldo del sottosuolo parigino per sfuggire al freddo e alla rudezza della strada. Ci sono poi tutti i musicanti, più o meno abili e divertenti, che allietano le attese sui binari o i vagoni stessi con fisarmoniche, chitarre, sassofoni o semplicimente con un microfono su una base musicale preesistente. I militari che passeggiano, lentamente e severamente, armati fino ai denti per rassicurare le donzelle che tornano a casa tardi la sera e perquisiscono giovani sospetti. I venditori di improbabili CD, DVD, Tours Eiffels colorate, frutta, verdura, poster, da cui non si ferma mai nessuno. I controllori che si nascondono dietro i tornelli di ingresso, pronti a cogliere in fallo i trasgressori, oppure gi energumeni di RATP sécurité, con le loro tute da metalmeccanici e i loro cani (antidroga? antiesplosivi? non si sa). I turisti, discreti giapponesi o italiani caciaroni, che ingombrano i vagoni con immense valigie, bloccano il flusso dei parigini scalpitanti per fermarsi a controllare la cartina nel bel mezzo dei corridoi più stretti, si guardano intorno incerti lungo i binari dell’RER C e A coscienti che la minima disattenzione non li condurrà a Disneyland o a Versailles ma in periferie sperdute e malfamate…
E infine i parigini, che utilizzano le 16 linee della metro ormai automaticamente, cuffie dell’Ipod incollate agli orecchi, una faccia al limite tra il disperato e l’incazzato, pronti a sbuffare con il tipico “ohlalalaaa” al minimo ritardo o contrattempo annuciato dagli altoparlanti… 

E’ per loro, per i parigini di ieri di oggi e di domani, che l’immensa rete tentacolare è stata costruita ben 110 anni fa, ma loro non sembrano più farci caso. Quanti di loro ad esempio sanno che Bienvenue non è solo un nome da mettere sullo zerbino o il nome della stazione di Montparnasse, ma soprattutto il cognome dell’ingegnere “padre” del metrò, Fulgence Bienvenue? Che lungo i tunnel che percorriamo quotidianamente ci sono 5 stazioni “fantasma”, che non sono più aprte al pubblico e si intravedono dai finestrini solo se si fa molta attenzione? E altre 6 che non hanno mai visto il passaggio di vagoni e viaggiatori perché si trovano in tunnel di raccordo che erano stati costruiti ma non sono mai stati utlizzati? La storia della costruzione della metropolitana di Parigi è affascinante, densa di episodi curiosi, tragici e aneddoti insoliti. In qualche stazione si possono leggere delle piccole curiosità sul patrimonio artistico e culturale della RATP, azienda di trasporti parigina. Ad esempio, si può scoprire che un tempo le attuali linee 12 e 13 erano gestite da un’altra società di trasporti, la Nord-Sud, con tariffe e servizi diversi. Per questo motivo moltissime stazioni di queste 2 linee hanno un’architettura più ricercata, con il nome composto da mattonelle blu e bianche e cornici colorate verdi e marroni (verdi per le stazioni con corrispondenze, marroni per le stazioni semplici). Oppure che le linee 3bis e 7bis, minuscole appendici e poco utlizzate, nella mente dei costruttori dovevano formare una quindicesima linea, e quindi sono collegate da un tunnel e una stazione, Haxo, che si trova nel 19simo arrondissement e di cui non sono mai state costruite le entrate dalla strada.
La cultura popolare francese contiene numerosissimi riferimenti alla metropolitana di Parigi. Molti film, ad esempio Paris je t’aime o Il meraviglioso mondo di Amélie presentano scene ambientate in stazioni del metrò. Pochi sanno però che le scene non sono state girate nelle vere fermate, ma in una delle stazioni fantasma, chiamata Porte de Lilas Cinéma, che si trova in un binario dismesso vicino al capolinea della linea 11 e che è decorata e trasformata in tutte le altre stazioni a seconda delle esigenze di copione. Il leggendario cantautore Serge Gainsbourg ha dedicato la canzone “Le poinçonneur de Lilas” alla figura del punzonatore, che un tempo obliterava i biglietti dei viaggiatori. Sono sicura che se i parigini fossero a conoscenza anche solo di un decimo delle meraviglie che si celano nei tunnel della metropolitana, si guarderebbero attorno con maggiore curosita e forse, chissà potrebbero anche lasciarsi sfuggire un timido sorriso! Per coloro che si sono incuriosti alla lettura dell’articolo, la RATP organizza tutto l’anno diversi eventi culturali: visite ai garage e agli ateliers di riparazione dei vagoni e tour guidati delle stazioni più significative. Esistono poi numerosi libri e pubblicazioni riguardanti il patrimonio storico e culturale della rete di trasporti pubblici parigina.

A presto,
 Camilla

[Foto: RATP, www.ratp.fr]

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Posted on by Redazione Parigi in Curiosità, Trasporti, Varie

14 Responses to La città sotto la città: le meraviglie nascoste del metrò di Parigi

  1. Fabrizio

    grazie Camilla, un articolo che ha quasi commosso un adoratore del métro parigino come me :o )
    solo un piccolo appunto: scrivi che SDF sarebbe un "termine politicamente corretto per definire tutte le persone senza fissa dimora etc."...
    beh a noi al classico ci hanno insegnato che si chiama... traduzione letterale! :o )
    SDF infatti = sans domicile fixe, c'est-à-dire senza fissa dimora appunto.
    bon voyage à tous!

  2. Irene

    Forse Camilla intendeva che sono termini politicamente corretti per dire BARBONI ;)

    Io quando sono arrivata in Francia pensavo che SDF volesse dire Stade De France... non sto scherzando !
    Dovrei fare un glossario con tutte le sigle francesi ed il loro corrispettivo (EDF, GDF, SDF, APL, CAF, DSK, PPDA, SIDA, CDD, CDI, PQ... )

  3. Camilla

    Grazie Fabrizio mi rassicura non essere la sola pazza appassionata della metropolitana parigina. In effetti SDF è innanzitutto una traduzione letterale, ma ho sempre pensato che questa mania tutta francese per le sigle nasconda la paura di utilizzare vere parole per descrivere le cose più delicate (vedi sdf, ivg, avc...)

  4. Cesare P.

    Ciao Camilla

    bellissimo pezzo. Putroppo il mio personaggio, che si é invitato anche su IAP(Réné Leopardi), ha una vespa. TS-125. Blu. Del 1976. Ma trovero' il modo di farlo entrare anche in un metro...

  5. Luca B.

    Ciao Camilla
    complimenti per il tuo articolo "passionale" e molto reale sul Metro. Brava.

  6. Pingback: I sedili del métro parigino NON sono tutti uguali

  7. Galileo

    e io che credevo che il Le poinçonneur de Lilas fosse un giardfiniere che passava il tempo a piantare dei bulbi di lillà nei prati ! Attività molto ripetitiva, chiaramente... mi hai distrutto un mito !
    Sono d'accordo, bisogna scrivere un articolo sulla mania francese delle sigle !

  8. Irene

    Galileo, se vuoi scrivere l'articolo in questione sei benvenutissimo a bordo dell'astronave IAP Italiani a Parigi ! :)

  9. Pingback: Memorie di un Italiano a Parigi / La dura legge della Kinder

  10. camilla

    Per gli appassionati o i semplici curiosi, quest'anno come tutti gli anni la RATP organizza visite e aperture speciali durante les journées du Patrimoine il 18 e 19 settembre, maggiori info sul sito della RATP

  11. Cinzia

    Camilla, bellissimo l'articolo e bellissimo sentirlo anche raccontare da te con tanta passione!

  12. Pingback: Parigi Bocca a Bocca!

  13. Pingback: I mercati alimentari a Parigi

  14. Simone

    Grazie di cuore, Camilla, perché il tuo scritto fa rivivere il romanticismo e la storia che solo la metró parigina sprigiona in me!!! Mi sapresti indicare libri al riguardo

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