Un raggio di sole a Parigi

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Pasta francese

[ Irene: Oggi diamo il benvenuto non soltanto al sole, che finalmente ci degna della sua presenza in quel di Parigi, ma anche e soprattutto a Fabrizio, che dopo una lunga carriera di commenti su italianiaparigi.it, ha deciso di regalarci questo simpatico racconto ! Se anche voi avete una storia da Italiani a Parigi da raccontare, scriveteci : redazione.italianiaparigi@gmail.com . Buona lettura ... e buon appetito! ]  

Ed eccomi avanzare, accompagnato da un inconsueto raggio di sole, per questa lunga e anonima strada del 14° arrondissement esterno, un tempo periferia popolare, oggi tutt’altro che periferia, ma ancora con un piccolo residuo di carattere popolare.
Un misto di mattoni e ferro, cemento e pietra, vecchio e moderno; dove i tentacoli del Barone Haussmann non sono arrivati, per scelta o per dimenticanza; dove convivono uno accanto all’altro – e con quasi il medesimo effetto di israeliani e arabi – grigi alveari di centinaia di celle dove si può non incontare mai due volte lo stesso vicino per anni e piccoli ateliers impregnati di fatica e sudore e oggi divenuti seducenti loft per portafogli incuranti di affrontare fatture milionarie (in vecchi franchi o lire) per renderli caldi e vivibili.

Avanzo dunque, le gambe indecise tra la mollezza del disagio vissuto e la fretta pungente di allontanarsi: vengo da un “contrôle technique” , tutto a posto (“nisi caste, saltem caute” ricordo diceva il professore di filosofia… o era quello di latino? Peu importe), ma sempre difficile scrollarsi di dosso quell’atmosfera: io e i camici bianchi, l’odore di disinfettante, non siamo mai riusciti ad andare d’accordo; e il pensiero che ci sia chi passa le sue serate a contemplarne le avventure e le gesta più o meno virtuali alla tv, … beh, tale pensiero mi turba sempre un po’!
 In cerca di distrazioni per uscire da questa cupa cappa, di colpo il pensiero vola alla cena.
Cosa potrebbe non dico mettermi addirittura di buonumore, ma almeno predispormi a una serata più serena?
La risposta non tarda ad arrivare: un bel piatto di pasta, semplice e saporita.
L’orario di chiusura si avvicina e, per non contribuire ulteriormente al tenore di vita dell’épicier du coin (che vedo sempre vestito modestamente, ma che immagino passare i suoi weekends in Maserati verso la casa in campagna, grazie ai sovrapprezzi praticati alla classe media del quartiere in generale e al sottoscritto in particolare), mi infilo nel primo supermarket che incontro, un ED precisamente.
Non un “lussuoso” Monoprix o Casino, ma appunto un ED, via di mezzo tra supermarket e hard discount (con i pregi e i difetti dell’uno e dell’altro), certamente non conosciuto per proporre dei prodotti di nicchia. Per cui si può facilmente immaginare la mia sorpresa quando, neppure troppo nascosta tra una Panzani (la grande truffa del prodotto francese che simula un nome italico) e una Barilla (onesta, ma veramente troppo standard), vedo comparire come un raggio di sole tra le nubi una confezione dall’aria familiare. Pacco di plastica un po’ spessa, formato della pasta piuttosto grosso, colori tradizionali…E quel nome: pasta Garofalo di Gragnano. 
Convinto di essere vittima di allucinazioni dovute al digiuno e alla giornata difficile, mi impadronisco del pacco, lo tengo tra le mani, lo palpo e lo rigiro.L’allucinazione non mi abbandona.
Ma allo stesso tempo non posso cederle così, la parte cartesiana, razionale che è in me me lo impedisce, mi martella che è impossibile.
Finchè anche il giurista deve cedere, di fronte ad un particolare, perchè sono spesso i particolari che danno la misura delle cose (anche se non è dai particolari che si giudica un giocatore): sul retro, in un piccolo riquadro, ma per nulla nascosta, una scritta: “Importata da Lustucru”.
Il segno della verità, la puntura di spillo che ti fa capire che non stai (più) sognando, il pizzicotto che riporta alla concretezza.E allo stesso tempo, la prova che Dio esiste, che non è morto (mi scuso con Marx e Woody), che forse sonnecchia ma c’è: perchè scoprire che Lustucru – sulla quale mi asterrò da ogni commento, ma soltanto dei francesi potevano pensare di creare una marca di pasta in Francia, darle un nome che fa pensare alla Romania e riuscire a venderla comunque: ma la cosa incredibile è che funziona, la vendono! – abbia deciso di importare quella che è considerata una delle migliori paste ‘commerciali’, è una cosa che si avvicina al miracolo. 
Ripresomi dalla trance religiosa, una domanda mi balena immediatamente: i cugini francesi riusciranno a far scuocere anche questa, nonostante la sua resistenza leggendaria???

Ma mentre me lo domando sono già alla cassa a fare la fila e a pagare per tre pacchi da mezzo chilo quello che spenderei in Italia per una fornitura di Barilla da 1 mese…  E qualcuno dirà che la Garofalo è commerciale, che è la parente povera della vera pasta di Gragnano, che blablabla… Io, camminando verso casa ancora sotto un raggio di sole, penso soltanto ai pomodorini freschi, al basilico, all’olio extravergine e al pezzo di parmigiano stagionato da grattugiare… 
Fabrizio

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Posted on by Redazione Parigi in Curiosità, Golosità, Negozi, Shopping, supermercati, Varie, Vegetariani

10 Responses to Un raggio di sole a Parigi

  1. Irene

    E dopo aver parlato di pizza e di caffé italiano, un bell'articolo sulla PASTA mi sembrava il minimo ! :)

    Bravo Fabrizio e grazie per la dritta! Vivo di fronte ad un ED e non me n'ero mai accorta !!! La prossima volta guardo meglio...

  2. Irene

    Ah ci tenevo a precisare che questo blog é completamente indipendente e che le marche o i ristoranti/negozi citati, sono solo marche o negozi che ci stanno simpatici...

    Certo che qualora il signor Garofalo di Gragnano volesse inviarci un assegno o una fornitura per un anno di pasta, ci si potrebbe mettere d'accordo ;) ;)

  3. Fabrizio

    indipendenza, quand tu nous tiens! ;o)

  4. emidio mansi

    Pur non essendo il Signor Garofalo, ne sono il direttore commerciale, e devo dire che mi ha divertito molto leggere il tuo post. La pasta e' in un gran numero di ED, ma non e' negli iper... sono gli assurdi dell'export e della distribuzione (quella francese in particolare ma diciamolo a bassa voce).
    Per la fornitura di pasta sono certo che preferisci la nostra sempiterna gratitudine.

    p.s. La Garofalo e' stata la prima pasta di Gragnano, dal 1789, lo e' sempre stata e' lo e' ancora. Permettici un po' di orgoglio alla francese... :-)

  5. Irene

    Beh la sempiterna gratitudine é già qualcosa! Anzi, prodotto raro...
    e comunque ci tengo a sottolineare che tutti i meriti del caso vanno a Fabrizio.

    (neanche un buono sconto??? ;) )

  6. Irene

    E comunque permettetemi di lanciare il dibattito con una dichiarazione che non piacerà ai nostri amici francesi italofoni:

    Ebbene SI, riusciranno a far scuocere anche questa !

    :D

  7. emidio mansi

    No, no non la scuociono neanche loro!!!
    Per il buono sconto ci pensiamo...

  8. Pingback: Veri gelati italiani a Parigi

  9. Fra'

    Io ho trovato la mitica Garofalo/Lustucru al Carrefour, ma ora è sparita. Sigh...

  10. GRANIO

    TUTTO CIO' M'INORGOGLISCE E MI COMMUOVE SINCERAMENTE. IN QUANTO IO SONO GRAGNANESE VERACE D'ALMENO QUATTRO GENERAZIONI. PER CUI DICO "VIVA GRAGNANO DEI MACCHERONI"

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