[Oggi i più vivi ringraziamenti della Redazione vanno a Francesco Berti, che ha regalato ad Italiani a Parigi uno dei racconti che compongono il suo divertentissimo libro, "Memorie di un italiano a Parigi", che potete trovare da Feltrinelli (fisicamente o online) o tramite il sito "Il mio libro". Buona lettura e ancora grazie mille a Francesco per questa "chicca"! Irene ]
La dura legge della Kinder
Parigi, 28 Marzo 2005, ore 18.45
Rue des Rigoles, XX° arrondissement
Un giovane italiano dall’aria un po' stravolta arranca sulla leggera salita che lo conduce verso casa. Procede per inerzia, strascicando i passi: occhio pallato, capello scompigliato, passo indeciso. Cammina, cammina e riflette. Perché riflettere, in fondo, fa sempre bene.
Ormai l’inquietudine affliggente, provocata dal caso “Marco Masini sbarca anche in Francia” è solo un lontano ricordo. “Bum bum batte il cuore bum bum”, l’idiota canzone di Irene Grandi, fa capolino talvolta nella sua mente, ma solo sotto forma di fastidioso brusio.È contento il giovane emigrante, è raggiante nel profondo dell’animo per un solo e semplice motivo: lui e proprio lui è riuscito a sfatare la famigerata “Legge della Kinder”. Correvano gli anni ’70 ed alla televisione il bravo ma inesorabile padre di famiglia faceva valere la sua ferrea autorità:«Giacomino, esco a fare la spesa... Cosa vuoi che ti porti?»Il bambino viziato e consumista si lasciava trasportare dalle fantasie più sfrenate e perverse:«Vorrei qualcosa di buono, un gioco e del cioccolato!»
«Ma no caro.. Lo sai che tre cose tutte insieme non si possono avere...».
In effetti, riflettendo bene, tre cose tutte insieme sono veramente un’esagerazione.
Anche volendo considerare che “qualcosa di buono” e “del cioccolato” siano quasi la stessa cosa, è risaputo che tre, dico tre cose tutte insieme da che mondo è mondo non si possono proprio avere. Su questo non si discute!
Nuovo materiale di profonde riflessioni...
Riflessioni sul fatto che la vita, ed in particolare la vita a Parigi, è in fondo un riflesso della stucchevole pubblicità della Kinder. Sembra impossibile avere tre cose tutte insieme ma quando ti piove dal cielo l’ovetto con la sorpresa, allora ogni obbiettivo, anche se a tempo determinato, sembra essere raggiunto.
E quali sono le tre cose che sembra impossibile avere a Parigi tutte allo stesso tempo? Un Croissant, una baguette e un pain au chocolat? Ma no… le tre chimere irraggiungibili sono una casa, un lavoro ed una fidanzata.
E così, con il sorriso stampato sulla faccia, il nostro amico sfila davanti alla variopinta popolazione che popola i palazzi popolari di Rue des Rigoles; gli viene da pensare che lui in fondo queste tre cose, almeno per adesso, sembra averle raggiunte.
Certo gli viene anche da chiedersi a che prezzo sta pagando il suo ovetto con sorpresa acclusa e si convince mano a mano di aver trovato una giustificazione al fatto di essere così stravolto.
Eh sì! Perché ogni cosa ha il suo prezzo e se si abita in un grazioso e decadente appartamento nei pressi di Jourdain, si ha una relazione pericolosa con una ragazza franco-cinese che abita a Rosny-sous Bois, nella estrema periferia est di Parigi e si lavora a Suresnes, nella estrema periferia ovest, allora si deve fare i conti con i trasporti parigini…Con la mente il biondo architetto ripercorre le tappe che scandiscono la sua odissea quotidiana per recarsi al posto di lavoro e per timbrare il cartellino.
Si comincia alle ore 8 con la prima tappa: Jourdain-Châtelet, venti minuti d’inferno per sciogliere il ghiaccio.Il supplizio si svolge a bordo della linea 11 del Metrò parigino, il cui colore marroncino diarroico sulla mappa certamente non può essere stato scelto a caso.
I vagoni puntualissimi fanno capolino dal tunnel, il treno si ferma e le porte automatiche si aprono. Qui una folla di persone si accalca con rigida disciplina, mantenendo un atteggiamento di stanca e finta cordialità che trasuda follia omicida.Ciascun vagone è ricolmo fino all’inverosimile di carne umana, pressata in modo da occludere ogni centimetro cubo di spazio disponibile. Il giovane ed inesperto italiano si lascia cullare dal magma umano che lo avvolge e riesce ad ottenere, quasi sollevato da terra, un equilibrio tanto fragile quanto inaspettato. Le porte si stanno per chiudere quand’ecco che due ritardatari arrivano correndo e si infilano di sguincio tra le porte automatiche, spremendo ulteriormente il frullato di passeggeri che riempie il treno. Questi due elementi inaspettati provocano il collasso, il tracollo strutturale dell’agglomerato di folla, facendo cadere lo scompartimento in un caos primordiale. Le stazioni intanto continuano a scorrere: Belleville, Goncourt, République…
Lui intanto è riuscito ad assestarsi su di una posizione di scomodità medio-alta, con un distinto signore che gli scatarra in un orecchio, un cinese che gli alita nell’altro ed una signorina che utilizza la sua schiena come leggio per gustarsi le ultime pagine del Codice Da Vinci.Si arriva infine a Châtelet, dove per dirigersi alla Défense bisogna prendere la linea A del RER. Per coloro che non lo sapessero l’RER è un metrò un po’ più grosso che collega Parigi con la periferia.
RER è un‘abbreviazione di “Reseau Express Regional” (Circuito Espresso Regionale, per i non francofoni).L’abbreviazione è una delle attività preferite dei francesi: loro abbreviano tutto, ma proprio tutto. Vivono in un mondo abbreviato e se potessero inventare un linguaggio esclusivamente composto di abbreviazioni, lo farebbero.In effetti anche in Italia esiste un linguaggio abbreviato, per esempio a Roma non è improbabile sentir dire: «A ma’ sto a usci’ co’ France’: ‘namo a magna’ e poi ar cine..»
L’abbreviazione francese è però più viziosa, perché si ha l’impressione che sia stata inventata per risparmiare tempo, quasi che parlare fosse un’attività un po’ noiosa. Così oltre al RER esistono il RIB (Relevé d’Identité Bancaire) ma anche la “fac” ovvero la facoltà, “le restò” (il ristorante), “la mozzà”, la mozzarella, e così via...
Ma, divagazioni a parte, a Châtelet si rende necessario utilizzare i tapis roulants che collegano le due stazioni. Tutti sanno che sul tapis roulant bisogna rigorosamente tenere la destra. Ogni francese che si rispetti cammina a ritmo moderatamente forsennato sul lato destro, poi guarda nello specchietto retrovisore, mette la freccia e, se vuole superare, passa sul lato sinistro aumentando il passo fino ad un ritmo in stile maratona di New York. La velocità di passo all’interno del metrò in Francia è un pò come uno status symbol.Chi va più veloce dimostra agli altri di avere più fretta. Naturalmente ha fretta di raggiungere il posto di lavoro perché il suo lavoro è più importante di quello degli altri e perché tutti lo aspettano con ansia, molto più di quanto non aspettino tutti i suoi colleghi. Se poi indossi un completo grigio topo, una cravatta salmonata, hai la forfora sulle sopracciglia e sei scosso da irrefrenabili tic mentre sfrecci sul tapis roulant di Châtelet, allora vuol dire che sei un vero quadro francese e che sei il più importante di tutti quanti.Intanto il sempre più perplesso italiano è giunto alla fermata del RER. In questo caso il metodo per riuscire ad entrare nel vagone si riduce ad una semplice formalità burocratica. Non ci sono fogli da riempire o R.I.B. da mostrare, è sufficiente conoscere la parolina d’ordine; anzi, forse sarebbe meglio dire che non è importante conoscerla, perché qui la conoscono proprio tutti. Diciamo che in tutti i casi risulta indispensabile pronunciarla. Il segreto è che ogni movimento del proprio corpo deve essere accompagnato dalla parola magica: PARDON.
In realtà all’interno del RER non esistono regole. Si può fare tutto: spintonare, scaccolarsi, scoreggiare, picchiare le donne incinte, infierire sui menomati...L’importante è di avere l’accortezza di utilizzare al momento giusto un calibrato e convinto PARDON.
Terminato tra atroci sofferenze il tragitto Châtelet-La Defense, si prospetta l'ultimo tratto di viaggio, La Defense-Suresnes, a bordo del famigerato T2: il fantomatico tram parigino che pochi conoscono ma che troppi utilizzano.Alla fermata del T2, i parigini, per espiare i propri peccati, si dilettano a reinterpretare in chiave moderna il passaggio dei romani sotto il giogo delle forche caudine. Una folla compostamente inferocita e scalpitante si ammassa intorno alle porte d’ingresso dei vagoni ancora chiuse; poi, all’apertura di queste ultime, la calca si divide in due come le acque del Mar Rosso per far passare i passeggeri uscenti. Il tutto si svolge tra scambi di sguardi carichi di odio e di disprezzo, un disprezzo rivolto a chi al supplizio si è appena sottratto e soprattutto non scende dal treno con la dovuta rapidità…
Ma, alla fine, la meta Suresnes è raggiunta e l’italo-architetto può timbrare il cartellino apprestandosi a trascorrere la sua giornata di lavoro nello studio MM-Planners, di Monsieur e Madame Müssche, prodotto di importazione del glorioso Belgio.
Il ritorno a Parigi è una passeggiata rispetto all’infernale viaggio di andata. Niente di particolare da segnalare, a parte il fatto che sul percorso Châtelet-La Defense, si presenta la ghiotta possibilità di un posto a sedere.Cosi, comodamente seduto sugli scomodi sedili francesi, le varie stazioni si susseguono abbastanza rapidamente.
A scandire ogni tappa di questo tranquillo viaggio è una sgradevole voce femminile, che declama volume assordante il nome della stazione di arrivo:«ChAArles De Gaulle, Etoile!!!».Qualche secondo di pausa e poi con tono decisamente più rilassato, di nuovo: «Charles De Gaulle, Etoile…» con una leggera sfumatura di voce che sembra volerti far intendere: «Se non l’avevi ancora capito alla prima, te lo ripeto, coglione, siamo arrivati a Charles De Gaulle, Etoile». Ma ciò che colpisce maggiormente l’attento ascoltatore straniero è la violenza verbale del primo “ChAArles De Gaulle, Etoile!!!”, con un accento marcatissimo sulla prima A di Charles; una vera e propria sorta di sveglia traumatizzante per tutti coloro che hanno osato appisolarsi e che magari dovevano scendere proprio a “ChAArles De Gaulle, Etoile!!!”.
Veramente tutt’altra cosa rispetto alla calda voce che annuncia le stazioni del metrò di Praga…Nella capitale della Repubblica Ceca hanno probabilmente ingaggiato delle pornostar per annunciare le stazioni del metrò. Una voce calda e sensuale pronuncia nomi di quartieri impronunciabili con una dolcezza inusitata, massaggiandoti con delicatezza le orecchie: "Devetchka…Starometchkaaa”.
Non hai più voglia di scendere. La curiosità ti spingerebbe a restare a bordo del treno fino al capolinea solo per vedere se esiste una stanzetta dove una modella in lingerie, seduta su una poltrona fucsia, intona i nomi delle stazioni ansimando davanti ad un grosso microfono.
Portando avanti queste riflessioni il nostro amico si assopisce un po'... Quand’ecco che alla stazione di “AubEErt!! …Aubert…”, il pandemonio accade sul vagone.
Le porte si aprono ed all’interno della vettura si proiettano dei ceffi vestiti di verde che cominciano a sbraitare frasi incomprensibili. Sono otto più un cane dall’aspetto famelico, tutti brutti e sembrano appartenere a corpi speciali dell’esercito, ma probabilmente, pensa l’ignaro italiano, si tratta di teste di cuoio dei parà francesi. In realtà, progressivamente, il significato degli sbraiti di questi tipi poco raccomandabili diventa più chiaro: stanno chiedendo con “cortesia” un titre de voyage, cioè , detto in parole semplici, il biglietto.
Sono controllori.
Chi viene pizzicato senza biglietto viene probabilmente condotto nelle segrete del Palais Royal e torturato dagli aguzzini della R.A.T.P.
Mentre l’italiano, terrorizzato, fruga freneticamente nelle tasche in cerca della sua carte orange, una valchiria controllore gli si avvicina esibendo un sadico sorriso dai denti di ferro.
Poi comincia a gridare come una pazza frasi senza senso: «Terminus!! Terminuusss!! MAArne La Vallée, MAArne La Vallée!!!!Tous les voyageurs sont invités à descendre…»
L’italiota si sveglia di soprassalto.
Era solo un sogno, altro che pisolino… Si è fatto una dormita colossale ed è arrivato fino al capolinea della linea A del RER, dove sicuramente non esiste nessuna stanzetta con annunciatrice pornostar annessa.
Sconsolato e poco propenso a sorbirsi altri quaranta minuti di Metrò, decide allora di uscire a riveder le stelle. Poco lontano da Marne La Vallée si trova Eurodisney, il sogno di ogni bambino consumista, il paese dei balocchi dove si possono avere non tre, ma ben dieci cose tutte insieme. Basta pagare.
Non rimane che inoltrarsi nel parco di divertimenti. Chi non vorrebbe scivolare sul toboga di Indiana Jones o visitare il veliero di Capitan Uncino?
E così l’architetto italiano si incammina. Facendosi largo tra un gigantesco Paperino ed un Topolino assai sorridente, inebriato dai fumi di pop corn e dalle patatine fritte di Nonna Papera, riflette pensando e pensa riflettendo. E tra un pensiero ed una riflessione, giunge infine ad un’inevitabile conclusione:
«Il disegnatore di fumetti dovevo fare, il disegnatore di fumetti, Dio Bonino!!! Altro che architetto a Suresnes!!!»
Quest'articolo è stato pubblicato martedì, 15 giugno 2010 alle 12:32 e appartiene alla categoria Libri, Opinioni, Trasporti, Varie. Puoi tenere d'occhio gli eventuali commenti tramite il feed RSS 2.0.
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Scusate ma non resisto alla tentazione di pubblicare la mail che Francesco mi ha mandato riguardo l'uscita della seconda edizione del suo libro, perché fa morire dal ridere !!!
Irene
15 giugno 2010
confesso che questo stralcio del libro che è stato pubblicato qui sul sito mi è bastato per convincermi a comprarlo al più presto! e magari di regalarlo alla mia cugina cara cugina che come me vive qui à Paris! e lo consiglierò a tutti (dopo averlo letto e approvato... ovviamente!
)...
e in bocca al lupo per la vendita delle trenta copie...
Rosa
16 giugno 2010
Secondo me ne venderà molte più di 30... ho come questo presentimento ...
Irene
16 giugno 2010
Grazie..Grazie a tutte le mie ammiratrici.
Solo una precisione per gli italiani a Parigi che non resistendo alla tentazione di comprare il libro subito avessero riservato il biglietto d'aereo per recarsi da Feltrinelli.
Il libro non é ancora disponibile né in libreria né sul sito Feltrinelli.
Lo sarà (spero) tra una settimana 10 giorni.
Quando cio' avverrà vi avvertiro'.
Un saluto dall'autore
Francesco
17 giugno 2010
Bravo Francesco,
E' sempre un piacere leggerti. Io sono a Fi fino al 7 di agosto ci si vede?
un abbraccio,
AA
Antonio Adessi
18 giugno 2010
Si, buongiorno, sono sempre Francesco, si, si lui, l'autore del libro che tenta di farsi disperatamente pubblicità.
Solo due indicazioni per gli entusiasti futuri acquirenti parigini e non: da oggi il libro é acquistabile anche in tutte le librerie Feltrinelli, sul sito della Feltrinelli ed udite udite, alla libreria italiana a Parigi "La tour de Babel" 10, rue Roi de Sicile, 75004.
Accorrete !
francesco
17 luglio 2010
Ancora io,
per gli italiani bibliofili che passeranno l'estate a Parigi,il libro é in vendita anche nella libreria "La Libreria": 89, rue du Fbg Poissonnière - 75009
Un libro adatto da portare sotto l'ombrellone à Paris plage...
francesco
31 luglio 2010
E ora che é finita Paris Plage, é un ottimo libro da leggere in Metropolitana !!!
Irene
23 agosto 2010