I parigini: questi (s)conosciuti

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[Oggi diamo il benvenuto su Italiani a Parigi a Gaia, che ci propone la sua esperienza da neo-parigina. Buona lettura e buone vacanze dalla Redazione di IAP - Italiani a Parigi]

Salve a tutti,
da un po’ mi sono appassionata ai blog di italiani avventuratisi nella schiera degli “emigranti” in Francia, o meglio a Parigi (che vi assicuro non é la stessa cosa…chi ci vive capirà!), leggendo appassionatamente le opinioni, le esperienze, le illusioni e le disillusioni, e ridendo delle descrizioni caricaturali del parigino in maniera quasi liberatoria…e poi mi sono detta, un giorno, “ma anche io vivo a Parigi!”, perché non condividere la mia di esperienza?
“avro’ poi davvero qualcosa di interessante da dire che non sia già stato detto?” (il virgolettato sono i pensieri che mi sono passati per la testa più o meno nella reale sequenza temporale..)
Risposta “no”, e “se fosse proprio questo il bello?
Sapere che abbiamo avuto tutti la stessa impressione-reazione?”. Del resto anche per me é stato importante scoprire che non ero l’unica ad aver notato che i parigini si uccidono tra loro per entrare nella metropolitana stracolma di gente, anche dopo il segnale sonoro che indica la chiusura porte, mentre sul tabellone lampeggia il tempo di attesa per il prossimo treno, ossia 2 o 3 minuti… ed io che resto lì sulla banchina pensando “ma perché devo rischiare di perdere un braccio o rubare il posto alla vecchina meno atletica (si fa per dire..) di me, quando devo aspettare solo 2 minuti???”, di conseguenza dopo qualche mese che vivi qui cominci a porti il dubbio: “ma forse sono io a non capire cosa potrebbe accadermi se prendessi questo treno e non il prossimo, perdendo magari la più grande opportunità della mia vita?”, diciamo un po’ alla sliding doors…e no!!!!!
Cari tutti, i parigini sono parecchio stressati, et voilà la verità incontrovertibile perché trova il consenso di tutti gli italiani che abbiano sperimentato la metro a Paris!
Ed è cosi’ che mi accingo a raccontarvi la mia storia, perché magari é la storia di molti di voi, e ci farà sentire tutti meglio, forse.
Calabrese di nascita, ero già abituata ai cambiamenti perchè trasferitami a Roma per l’università, e già i pochi usciti illesi dai corsi di studio della Sapienza capiranno (e annuiranno in un profondo gesto di solidarietà) che scuola di sopravvivenza fosse stata per me questa esperienza ma, non contenta, decisi di seguire il mio prof nella temeraria idea di passare un periodo di 6 mesi in Francia per un progetto di ricerca, il che all’inizio mi era sembrata un’idea fantastica, ossia prima di cominciare a cercare casa…
Ma attenzione! questo non vuole essere un rimprovero/accusa/anatema lanciato contro i parigini, in realtà vorrei arrivare alla fine di questo mio scritto tirando fuori tutto ciò che di buono ho scoperto esserci (nel profondo, magari molto a fondo…) in loro.
Certo non l’ho scoperto la prima settimana di permanenza qui, durante la quale i miei colleghi non mi parlavano, continuavo nell’impresa di cercare casa, ovviamente senza riuscirci (perché scusatemi ma pur avendo già cercato alloggi in una grande città come Roma e quindi contro ogni mia aspettativa, non ero proprio preparata alle 13 fatiche di ercole che devi superare qui per riuscire ad ottenere una casa, che poi proprio “casa” non si puo’ chiamare… diciamo un loculo dove distenderti per dormire), e pur parlando (pensavo..) discretamente la lingua, nessuno sembrava capirmi!! Ecco, diciamo che se riuscite a superare tutto questo senza gettarvi nella senna o fare le valigie e tornare a casa, ce l’avete fatta! Infatti dopo la prima settimana qualche collega ha cominciato timidamente (ma non troppo a lungo) a parlarmi, cercando addirittura di sforzarsi per capire cio’ che dicevo! é stato un momento topico, se ci penso ancora mi vengono le lacrime agli occhi per la gioia… ho anche trovato casa, ovviamente ad un prezzo folle per 22 metri quadrati, ma c’è chi mi ha detto che mi lamentavo per niente, perchè in fondo avevo spazio a sufficienza…!!!!! Ovviamente era un francese… e cosi’ comincia la parte un po’ piu’ complessa e graduale del trasferimento in un’altra nazione (almeno per me), ossia la comprensione delle abitudini, della mentalità, dei comportamenti, in questo caso parigini (e quindi non necessariamente umani) cosi’ diversi dai nostri!so che adesso in molti diranno: “ma no, i francesi sono nostri cugini, siamo più simili di quanto si pensi”, ecc, ecc. mah…
Riassumero’ con una frase che in più mi é stata citata da un collega francese “les italiens sont des français de bonne humeur (Jean Cocteau)”, gli italiani sono dei francesi di buon umore… niente di più vero!!!! Sarà il clima, che vi assicuro spesso deprime anche me, aaaahhhh le ottobrate romane…qui quando si oscilla tra 0 e 10 gradi tutto sommato è un colpo di fortuna! Saranno i ritmi di vita un po’ esasperati. Sara’ che sono un po’ emotivamente stitici. Sarà che hanno una scorza dura che si fa un po’ fatica a scalfire, ma quando alla fine ci riesci sono quasi piu’ fidi di un amico italiano… ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: un collega francese che si alza alle 6 del mattino (dopo essere andato a letto alle 4), solo per accompagnarmi alle 8 a prendere le chiavi del mio nuovo appartamento. Perchè si sa, non si manda una ragazza sola a quell’ora del mattino, da gente non troppo conosciuta… immagino già la risposta di un mio carissimo amico romano: “Mi accompagni domani alle 8 a casa del proprietario del mio nuovo appartamento a ritirare le chiavi? Sai, non mi va tanto di andarci da sola”, risposta: “Alle 8 a prende’ le chiavi? AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH ” ……. capito il senso?

Cose cosi’, che ti fanno capire che dietro quel muso lungo, la risata a tre denti, la voce mai troppo alta e fin troppo bassa, si nasconde comunque un cuore capace di affetto.
Intendiamoci, io tornerei in Italia anche domani, mi mancano da morire i miei amici, la mia famiglia, gli aperitivi “ai tavolini fuori” con quel sole sempre pronto a riscaldarti, il cibo che capisci e la pasta non collocata nello stesso piatto della carne, la gente che ti saluta come se ti conoscesse da sempre (e non sa come ti chiami), i modi di dire che conosco, le battute che mi fanno ridere e i sorrisi che si sprecano. Ma fatto sta che sono qui già da un anno e 3 mesi e sto per firmare un contratto per altri 2 anni… e mi dico “ma perché resto?”… il lavoro?certo. Il mio compagno che non se ne vuole andare anche a costo di incatenarsi alla Tour Eiffel? Anche. La città bellissima? Si. Gli amici che si sono affezionati sinceramente a me ed io a loro? Pure. O forse è qualcos’altro che ancora non ho capito neanche io… perché qui scopri che la vita puo’ essere semplice. Puo’ essere semplice usare i mezzi pubblici ed, in qualche caso tipo l’autobus che passa per il centro, anche piacevole. Puo’ essere semplice andare alla posta (senza sprecare i migliori anni della tua giovinezza). Andare in banca. Trovare lavoro. Pensare di farti una famiglia, perche’ il tuo datore di lavoro non ci trova nulla di stravagante (in Italia si sa, devi fingere di essere sterile). A cosa siamo disposti a rinunciare? A voi la risposta, io ancora non ce l’ho. Ma spero di trovarla presto. E poi… non posso mica spararmi tutte le cartucce in un unico articolo???!!!
Gaia

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Posted on by Redazione Parigi in Opinioni, Società, Varie

6 Responses to I parigini: questi (s)conosciuti

  1. Danielle

    Oh Gaia, étant parisienne j'ai beaucoup ri en lisant ton post. En plus c'est très bien écrit. Je te souhaite mille choses agréables, et puis écrit encore.

  2. Franco

    Ciao Gaia, sono d'accordo con te in molti punti. Ma capisco anche chi dopo tanto tempo è forse un po stanco della vita alla Francese. Peccato che con la nazione che ci ritroviamo le possibilità reali di tornare sono poche. Per ritornare al tuo articolo è vero che si sono molte brave persone in Francia, ma anche tanti presuntuosi !

  3. Gaia

    Merci Danielle!!sono contenta di averti regalato due risate...e per quanto riguarda te, Franco, é vero che a volte i parigini possono risultare presuntuosi, del tipo "perché io so' io, e voi non siete un..."(piccola citazione eh eh!), pero' per alcuni di loro mi sembra piuttosto uno scudo di difesa..

  4. exitpaul

    Hola Gaia, ma ben ritrovata!
    Un saluto dall'italiano a Pechino.
    Qui ho conosciuto uno studente cinese che studia francese e vuole venire a Montpellier... gli ho linkato il blog, non si sa mai che faccia un salto a Paris.
    再见,
    Epaul

  5. Irene

    @ exitpaul: non penso sia la Gaia che credi... ma... che ci fai a Pechino???!!!!

  6. exitpaul

    @Irene:ah, ecco, allora, le do' il benvenuto...
    @Gaia: Benvenuta Gaia e grazie per il tuo contributo al blog, spero di tornare a leggerti qui.

    (Sono tornato in Cina dopo 15 anni, da sempre l´Oriente é un mio pallino!)

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