La tremenda Lulù…

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Tonio torna a trovarci sulle pagine di IAP, questa volta con un Yves Sain Laurent come forse non lo avete mai conosciuto…

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Era il 1956 quando, a Parigi, un giovane Yves Saint Laurent, si accingeva ad abbozzare le prime strisce del fumetto La vilaine Lulu ( La tremenda Lulù nella versione italiana, edita da Salani ). Si tratta di una serie di illustrazioni raccolte accuratamente in un volume, dal contenuto apparentemente innocuo, che induce in maniera ingannevole a pensare ad una di quelle pubblicazioni adatte ai bambini. Chi, attratto forse dalla prestigiosa griffe presente in copertina, si avventurerà nella sua lettura ne coglierà sorprendentemente, sin dalle prime pagine, i contenuti altamente irriverenti e provocatori, a tratti ostentatamente violenti, altre volte sfacciatamente osceni. Vien da chiedersi, per la verità, come mai nel 1967 – anno in cui il volume venne presentato al pubblico per la prima volta – non si registrarono sin da subito reazioni  moralistiche di una certa significatività.  Nelle successive edizioni del 2002 e 2003, invece, furono tanti i parigini ed i francesi in genere, che manifestarono davvero tanta indignazione, definendo l’illustre connazionale persino un perverso. Lo stilista venne dunque accusato di voler intenzionalmente trascinare fronde di fanciulli innocenti sulla strada della perversione, se non del satanismo. A queste illazioni fecero eco, come prevedibile, movimenti d’opinione altrettanto accesi ed allarmati, da parte di altri paesi europei, tra cui l’ Italia. C’è ovviamente chi, dall’altra parte, apprezza invece ed approva in ogni singola sequenza il fumetto, nella convinzione-illusione che alla terribile monella-protagonista sia stata attribuita la mera funzione di sconvolgere e rovesciare i modelli stantii e convenzionali del perbenismo del tempo. Ecco, dunque, l’ennesima iniziativa intenta a sovvertire qualsiasi azione educativa voluta da quella solita e noiosa fascia di borghesi ipocriti, attraverso l’illustrazione e l’esaltazione di una serie di imprese sadiche, spudoratamente erotiche e spesso cruente e crudeli, messe a punto da una pestifera protagonista infantile. E’ altrettanto inquietante leggere nelle prime pagine come tutti i fatti illustrati siano assolutamente reali, così come i personaggi che li animano ( a garantire tutto questo è personalmente l’autore-stilista ). Saint Laurent realizzò le prime bozze di queste storielle autoconclusive quando era ancora dipendente del già celebre collega Christian Dior. Agli inizi si trattava, dunque, di qualche schizzo amatoriale ideato per strappare un sorriso ai colleghi esausti, nelle pause di lavoro. Lui stesso, in un’intervista, asseriva: “Eravamo giovani, e ci divertivamo molto. Spesso, dopo le sei, un collaboratore di Christian Dior si travestiva. Una sera, aveva tirato i suoi pantaloni su fino alle ginocchia. Mi ricordo che portava dei lunghi calzini neri. Nello spogliatoio delle modelle, aveva trovato una gonna rossa di tulle e un cappello da gondoliere. Mi aveva impressionato, tutto piccolino, quasi inquietante con la sua aria furba e testarda, e gli avevo detto: – Tu sei la tremenda Lulù - ” Nel voler, poi, espressamente precisare che quell’ enfant-terrible protagonista non rappresentasse per lui una sorta di alter-ego, così come era avvenuto invece per Madame Bovary di Flaubert, è evidente come lo stilista abbia inconsapevolmente peccato di presunzione comparando quelle striscette colorate ad un autentico capolavoro della letteratura francese. E’ opportuno sapere che ad incoraggiare l’ardua impresa fu anche e soprattutto l’amica-scrittrice Francoise Sagan alla quale, nel fumetto stesso, viene dedicata una tenera e riconoscente parodia del suo celebre romanzo ‘Bonjour Tristesse”. In merito alla pubblicazione del fumetto non sarebbe, probabilmente, stato facile trovare un editore conosciuto e qualificato, disposto a sobbarcarsi un’opera del genere. La scelta cadde su Claude Tchou, celebrato nei salotti intellettuali della capitale francese per il coraggio di pubblicare certi volumi dai contenuti non sempre convenzionali. Preoccupanti le segnalazioni, su alcuni blog di internet, sul fatto che lo pseudo-fumetto, in passato, era persino reperibile nel reparto bambini di alcune Fnac parigine  ( e purtroppo, stando agli stessi blogger, anche nelle nostre equivalenti librerie italiane, tipo Feltrinelli ). Distrazione dei commessi o spietata e noncurante strategia di vendita ? L’esperienza fumettistica del grande Yves, fortunatamente ha avuto inizio e si è conclusa unicamente in questa parentesi della sua singolare, a volte travagliata esistenza. Appare più semplice e naturale ricordarsi di lui riconoscendolo come uno dei più grandi ed ineguagliabili stilisti … di tutti i tempi.

Tonio Scanderebech

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Posted on by Redazione Parigi in Arte e Spettacolo, Curiosità, MicroPost

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